Prestiti facili e infruttiferi: cosa sono, come richiederli, approfondimento

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I prestiti infruttiferi sono una particolare tipologia di finanziamento. Come suggerisce il termine che li qualifica, non comportano il conseguimento di alcun vantaggio economico (da parte di chi concede il capitale). Dunque la somma che viene restituita non risulta sottoposta all’applicazione di interessi. Si tratta di una formula che assomiglia al negozio giuridico della donazione. L’unica differenza si rileva nel fatto che si pone in essere la restituzione della somma. In pratica è una soluzione che si pratica fra privati, per esempio tra i soci di una medesima società. Oppure tra coloro che sono legati da un rapporto di consanguineità o di amicizia. Nella procedura non interviene un intermediario né un qualsiasi ente creditizio tradizionale.

Il prestito infruttifero si concede esclusivamente a coloro che si conoscono e soltanto in maniera occasionale. In caso contrario non si potrebbe considerare ammissibile dal punto di vista fiscale. In quanto rappresenterebbe una formula pericolosa, assimilabile a procedure usuraie o ad azioni finalizzate a praticare il riciclaggio. A tal proposito si consiglia di procedere sempre in maniera prudente, attraverso lo svolgimento di una tra le soluzioni che in seguito si approfondiscono.

Le caratteristiche del prestito infruttifero

Al fine di rendere il prestito infruttifero una pratica regolare e di conseguenza pienamente efficacie, è necessario porre in essere una serie di comportamenti. In quanto il rischio sarebbe quello di incorrere nella commissione di illeciti ed andare incontro a delle verifiche da parte dell’agenzia delle entrate. L’eventualità sarebbe quella di vedersi classificato il prestito come usuraio oppure di considerare l’operazione come una violazione delle norme antiriciclaggio. Che, com’è noto, sono diventate molto più stringenti negli ultimi anni. Quindi è necessario che si dimostri la buona fede in occasione del compimento del trasferimento del danaro. A prescindere dalla modalità di trasferimento che si scelgono, è necessario manifestare che si sta procedendo allo svolgimento di un prestito infruttifero.

  • La tipologia di prestito in esame si ritiene, come si è accennato in precedenza, una espressione del prestito fra privati. Quindi non viene contemplato l’intervento di intermediari finanziari. Ad erogare il capitale oltretutto non sono gli enti finanziatori canonici, ma un soggetto privato che per qualsivoglia motivazione (lecita) decide di trasferire una somma di danaro ad un altro individuo. Il prestito infruttifero si può realizzare attraverso la garanzia di cambiali, in forma epistolare, mediante una scrittura privata oppure eseguendo un semplice bonifico, la cui causale deve espressamente prevedere che si tratta di un prestito infruttifero.

Il prestito infruttifero garantito da cambiali

La tipologia di prestito infruttifero in questione si distingue per il fatto che la restituzione del finanziamento viene garantita da cambiali, quindi da titoli di credito. Si prevede la concessione di una forte rassicurazione nei confronti di chi eroga il prestito in tal maniera. Per quanto riguarda l’imposta di bollo si prevede che ammonti ad una cifra corrispondente al dodici per mille del valore della cambiale. Qualora il beneficiario del prestito risultasse insolvente e quindi non provvedesse alla restituzione del prestito, il debitore avrebbe diritto a procedere all’esecuzione forzata, in ragione di quanto permetta di fare la cambiale.

Si ricorda che la cambiale è un titolo di credito che viene intestato ad una persona. Risulta astratta sotto il profilo delle indicazioni contenute al suo interno, nel senso che in essa non si fa riferimento al tipo di relazione negoziale esistente fra le parti e da cui scaturisce la sua emissione. Con la cambiale inoltre si rende possibile la posticipazione del pagamento della somma convenuta. Per ritenersi valida la cambiale infine si deve indicare la prestazione economica che deve essere eseguita da parte del debitore.

Il prestito infruttifero epistolare

Il prestito infruttifero eseguito secondo la modalità epistolare prevede che si rediga un contratto, da parte di una delle due parti coinvolte nella trasmissione di una somma di danaro. E che lo si trasmetta per via epistolare all’altra. Quest’ultima deve sottoscrivere il contratto e rispedirlo al mittente. Il contratto in pratica prevede che una parte offra del danaro in prestito. Dal punto di vista del contenuto, vengono inserite le medesime previsioni che si trovano in qualsiasi contratto di prestito stipulato presso un ente finanziatore. Il ricorso al contratto si ritiene indispensabile di modo tale da certificare che si sta concedendo un prestito infruttifero, senza insospettire il fisco in merito al passaggio di danaro fra due individui.

Nella versione di prestito infruttifero di cui si tratta non si ritiene indispensabile eseguire la registrazione. Dunque lo svolgimento della procedura non contempla la possibilità di venire sottoposti al pagamento di imposte. Il contratto inviato per via epistolare deve contenere la firma di chi offre la somma in prestito e quella del beneficiario. Nella maggior parte dei casi la fattispecie in esame si utilizza tra coloro che sono legati da un vincolo di parentela, quindi tra chi è parte della medesima famiglia.

Prestito infruttifero con scrittura privata

In questa tipologia di prestito infruttifero il passaggio di danaro avviene mediante una scrittura privata, all’interno della quale le parti regolano le modalità e i termini attraverso cui deve svolgersi il prestito. Con il documento la parte debitrice certifica di assumersi l’impegno di rimborsare il finanziamento ricevuto. La scrittura privata inoltre rappresenta una garanzia nei confronti del fisco, in quanto si realizza un documento dove si comunica di svolgere un prestito infruttifero che rappresenta la dimostrazione incontrovertibile grazie a cui si evita che si interpreti in altra maniera il passaggio di danaro tra due individui. Di conseguenza nel caso in cui si svolgessero dei controlli da parte dell’agenzia delle entrate la scrittura privata si potrebbe utilizzare come prova. Il documento consentirebbe anche di dimostrare che non si applicano gli interessi, in occasione della restituzione, che si riterrebbero sottoposti a tassazione.

  • La scrittura privata deve contenere le generalità delle due parti, l’entità della cifra che si trasmette, il periodo in cui si svolge il prestito e la modalità di rimborso. Al fine di evitare spiacevoli inconvenienti, in grado di comportare il compimento di verifiche sul passaggio di danaro, sarebbe utile depositare il documento presso l’agenzia dell’entrate, di modo tale da dimostrare che si sta svolgendo un prestito infruttifero. A maggior ragione si dovrebbero compiere queste operazioni quando si trasmette una cifra elevata. La registrazione del documento, tuttavia, prevede il pagamento di una serie di imposte.

Il prestito infruttifero tramite bonifico bancario

Il prestito infruttifero si può svolgere anche tramite un classico bonifico bancario. Sebbene non esista una normativa specifica si deve fare in modo che venga resa nota nella causale la volontà di compiere un prestito infruttifero. Oltretutto si dovrebbe palesare la motivazione alla base del passaggio di danaro. In questa maniera si dimostra di svolgere una operazione finanziaria, che comporta il passaggio di danaro, senza tuttavia perseguire finalità lucrative. Si ricorda che al di sotto di una determinata soglia non si ritiene obbligatorio scegliere l’opzione del bonifico bancario allo scopo di eseguire un prestito infruttifero.

Il bonifico bancario consente di tracciare il passaggio di danaro. Lo si può compiere in modo tradizionale e quindi recandosi presso uno sportello. Oppure tramite delle apposite piattaforme telematiche. Che vengono messe a disposizione oramai da qualsiasi ente finanziatori e quindi anche da parte di chi custodisce il proprio conto corrente. Per quanto riguarda la restituzione, nel caso si tratti di somme al di sotto di tremila euro, sarebbe indispensabile effettuare l’operazione di nuovo tramite bonifico.

Cosa succede se non si restituisce la somma ricevuta in prestito?

Nel caso in cui non si procedesse alla restituire della somma ricevuta in prestito, a prescindere dalle modalità attraverso cui si è compiuta la trasmissione il capitale, il creditore avrebbe la facoltà di agire giudizialmente e pretendere la restituzione della somma prestata. Lo potrebbe fare tramite il ricorso al decreto ingiuntivo. In quanto in qualsiasi tipologia di prestito infruttifero, come si è potuto evincere dalle descrizione riportate in precedenza, si ha una prova incontrovertibile del passaggio di danaro come prestito infruttifero.

  • Mediante il decreto ingiuntivo, una volta fatto conoscere al debitore mediate la notifica dell’atto, quest’ultimo ha a disposizione un periodo di tempo di quaranta giorni per restituire la somma. Al termine, nel caso non si fosse estinto il debito oppure non si sollevasse l’opposizione, si procederebbe ad esecuzione forzata sui beni di titolarità del debitore. Nel caso in cui il debitore impugnasse il decreto ingiuntivo si aprirebbe un contenzioso, mediante un processo ordinario. Nel corso della lite entrambe le parti avrebbero la facoltà di presentare delle prove a fondamento delle rispettive pretese, in attesa del giudizio.